Libretto dell'Opera: La Traviata - Atto II

Libretto dell'Opera: La Traviata - Atto II
Atto II
Libretto dell'Opera: La Traviata - Atto II, Scene 1,2,3,4,5

Scene 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 8 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15


SCENA I

Casa di campagna presso Parigi. Salotto terreno. Nel fondo in faccia agli spettatori, e' un camino, sopra il quale uno specchio ed un orologio, fra due porte chiuse da cristalli che mettono ad un giardino. Al primo piano, due altre porte, una di fronte all'altra. Sedie, tavolini, qualche libro, l'occorrente per scrivere. ALFREDO (deponendo il fucile) Lunge da lei per me non v'ha diletto! Volaron gia' tre lune Dacche' la mia Violetta Agi per me lascio', dovizie, onori, E le pompose feste Ove, agli omaggi avvezza, Vedea schiavo ciascun di sua bellezza Ed or contenta in questi ameni luoghi Tutto scorda per me. Qui presso a lei Io rinascer mi sento, E dal soffio d'amor rigenerato Scordo ne' gaudii suoi tutto il passato. De' miei bollenti spiriti Il giovanile ardore Ella tempro' col placido Sorriso dell'amore! Dal di' che disse: vivere Io voglio a te fedel, Dell'universo immemore Io vivo quasi in ciel.

SCENA II

(Detto ed Annina in arnese da viaggio.) ALFREDO Annina, donde vieni? ANNINA Da Parigi. ALFREDO Chi tel commise? ANNINA Fu la mia signora. ALFREDO Perche'? ANNINA Per alienar cavalli, cocchi, E quanto ancor possiede. ALFREDO Che mai sento! ANNINA Lo spendio e' grande a viver qui solinghi ALFREDO E tacevi? ANNINA Mi fu il silenzio imposto. ALFREDO Imposto! or v'abbisogna? ANNINA Mille luigi. ALFREDO Or vanne andro' a Parigi. Questo colloquio ignori la signora. Il tutto valgo a riparare ancora. (Annina parte.)

SCENA III

(Alfredo solo) ALFREDO O mio rimorso! O infamia E vissi in tale errore? Ma il turpe sogno a frangere Il ver mi baleno'. Per poco in seno acquetati, O grido dell'onore; M'avrai securo vindice; Quest'onta lavero'. (esce)

SCENA IV

(Violetta ch'entra con alcune carte, parlando con Annina, poi Giuseppe a tempo.) VIOLETTA Alfredo? ANNINA Per Parigi or or partiva. VIOLETTA E tornera'? ANNINA Pria che tramonti il giorno Dirvel m'impose VIOLETTA E' strano! ANNINA (presentandole una lettera) Per voi VIOLETTA (La prende.) Sta bene. In breve Giungera' un uom d'affari, entri all'istante. (Annina e Giuseppe escono.)

SCENA V

(Violetta, quindi il signor Germont introdotto da Giuseppe che avanza due sedie e parte.) VIOLETTA (leggendo la lettera) Ah, ah, scopriva Flora il mio ritiro! E m'invita a danzar per questa sera! Invan m'aspettera' (Getta il foglio sul tavolino e siede.) ANNINA E' qui un signore VIOLETTA Ah! sara' lui che attendo. (Accenna a Giuseppe d'introdurlo.) GERMONT Madamigella Vale'ry? VIOLETTA Son io. GERMONT D'Alfredo il padre in me vedete! VIOLETTA (Sorpresa, gli accenna di sedere.) Voi! GERMONT (sedendo) Si', dell'incauto, che a ruina corre, Ammaliato da voi. VIOLETTA (alzandosi risentita) Donna son io, signore, ed in mia casa; Ch'io vi lasci assentite, Piu' per voi che per me. (per uscire) GERMONT (Quai modi!) Pure VIOLETTA Tratto in error voi foste. (Torna a sedere.) GERMONT De' suoi beni Dono vuol farvi VIOLETTA Non l'oso' finora Rifiuterei. GERMONT (guardandosi intorno) Pur tanto lusso VIOLETTA A tutti E' mistero quest'atto A voi nol sia. (Gli da' le carte.) GERMONT (dopo averle scorse coll'occhio) Ciel! che discopro! D'ogni vostro avere Or volete spogliarvi? Ah, il passato perche', perche' v'accusa? VIOLETTA (con entusiasmo) Piu' non esiste or amo Alfredo, e Dio Lo cancello' col pentimento mio. GERMONT Nobili sensi invero! VIOLETTA Oh, come dolce Mi suona il vostro accento! GERMONT (alzandosi) Ed a tai sensi Un sacrificio chieggo VIOLETTA (alzandosi) Ah no, tacete Terribil cosa chiedereste certo Il previdi v'attesi era felice Troppo GERMONT D'Alfredo il padre La sorte, l'avvenir domanda or qui De' suoi due figli. VIOLETTA Di due figli! GERMONT Si'. Pura siccome un angelo Iddio mi die' una figlia; Se Alfredo nega riedere In seno alla famiglia, L'amato e amante giovane, Cui sposa andar dovea, Or si ricusa al vincolo Che lieti ne rendea Deh, non mutate in triboli Le rose dell'amor. Ai preghi miei resistere Non voglia il vostro cor. VIOLETTA Ah, comprendo dovro' per alcun tempo Da Alfredo allontanarmi doloroso Fora per me pur GERMONT Non e' cio' che chiedo. VIOLETTA Cielo, che piu' cercate? offersi assai! GERMONT Pur non basta VIOLETTA Volete che per sempre a lui rinunzi? GERMONT E' d'uopo! VIOLETTA Ah, no giammai! Non sapete quale affetto Vivo, immenso m'arda in petto? Che ne' amici, ne' parenti Io non conto tra i viventi? E che Alfredo m'ha giurato Che in lui tutto io trovero'? Non sapete che colpita D'altro morbo e' la mia vita? Che gia' presso il fin ne vedo? Ch'io mi separi da Alfredo? Ah, il supplizio e' si spietato, Che morir preferiro'. GERMONT E' grave il sacrifizio, Ma pur tranquilla udite Bella voi siete e giovane Col tempo VIOLETTA Ah, piu' non dite V'intendo m'e' impossibile Lui solo amar vogl'io. GERMONT Sia pure ma volubile Sovente e' l'uom VIOLETTA (colpita) Gran Dio! GERMONT Un di', quando le veneri Il tempo avra' fugate, Fia presto il tedio a sorgere Che sara' allor? pensate Per voi non avran balsamo I piu' soavi affetti| Poiche' dal ciel non furono Tai nodi benedetti. VIOLETTA E' vero! GERMONT Ah, dunque sperdasi Tal sogno seduttore Siate di mia famiglia L'angiol consolatore Violetta, deh, pensateci, Ne siete in tempo ancor. E' Dio che ispira, o giovine Tai detti a un genitor. VIOLETTA (con estremo dolore) (Cosi' alla misera - ch'e' un di' caduta, Di piu' risorgere - speranza e' muta! Se pur beneficio - le indulga Iddio, L'uomo implacabile - per lei sara'.) (a Germont, piangendo) Dite alla giovine - si' bella e pura Ch'avvi una vittima - della sventura, Cui resta un unico - raggio di bene Che a lei il sacrifica - e che morra'! GERMONT Si', piangi, o misera - supremo, il veggo, E' il sacrificio - ch'ora io ti chieggo. Sento nell'anima - gia' le tue pene; Coraggio e il nobile - cor vincera'. (Silenzio.) VIOLETTA Or imponete. GERMONT Non amarlo ditegli. VIOLETTA Nol credera'. GERMONT Partite. VIOLETTA Seguirammi. GERMONT Allor VIOLETTA Qual figlia m'abbracciate forte Cosi' saro'. (S'abbracciano.) Tra breve ei vi fia reso, Ma afflitto oltre ogni dire. A suo conforto Di cola' volerete (Indicandogli il giardino, va per scrivere.) GERMONT Che pensate? VIOLETTA Sapendol, v'opporreste al pensier mio. GERMONT Generosa! e per voi che far poss'io? VIOLETTA (tornando a lui) Morro'! la mia memoria Non fia ch'ei maledica, Se le mie pene orribili Vi sia chi almen gli dica. GERMONT No, generosa, vivere, E lieta voi dovrete, Merce' di queste lagrime Dal cielo un giorno avrete. VIOLETTA Conosca il sacrifizio Ch'io consumai d'amor Che sara' suo fin l'ultimo Sospiro del mio cor. GERMONT Premiato il sacrifizio Sara' del vostro amor; D'un opra cosi' nobile Sarete fiera allor. VIOLETTA Qui giunge alcun: partite! GERMONT Ah, grato v'e' il cor mio! VIOLETTA Non ci vedrem piu' forse. (S'abbracciano.) A DUE Siate felice Addio! (Germont esce per la porta del giardino.)


Libretto dell'Opera: La Traviata - Atto II, Scene 6,7,8,9,10

SCENA VI

(Violetta, poi Annina, quindi Alfredo.) VIOLETTA Dammi tu forza, o cielo! (Siede, scrive, poi suona il campanello.) ANNINA Mi richiedeste? VIOLETTA Si', reca tu stessa Questo foglio ANNINA (ne guarda la direzione e se ne mostra sorpresa.) VIOLETTA Silenzio va' all'istante (Annina parte.) Ed ora si scriva a lui Che gli diro'? Chi men dara' il coraggio? (Scrive e poi suggella.) ALFREDO (entrando) Che fai? VIOLETTA (nascondendo la lettera) Nulla. ALFREDO Scrivevi? VIOLETTA (confusa) Si' no ALFREDO Qual turbamento! a chi scrivevi? VIOLETTA A te ALFREDO Dammi quel foglio. VIOLETTA No, per ora ALFREDO Mi perdona son io preoccupato. VIOLETTA (alzandosi) Che fu? ALFREDO Giunse mio padre VIOLETTA Lo vedesti? ALFREDO Ah no: severo scritto mi lasciava Pero' l'attendo, t'amera' in vederti. VIOLETTA (molto agitata) Ch'ei qui non mi sorprenda Lascia che m'allontani tu lo calma (mal frenato il pianto) Ai piedi suoi mi gettero' divisi Ei piu' non ne vorra' sarem felici Perche' tu m'ami, Alfredo, non e' vero? ALFREDO O, quanto Perche' piangi? VIOLETTA Di lagrime avea d'uopo or son tranquilla (sforzandosi) Lo vedi? ti sorrido Saro' la', tra quei fior presso a te sempre. Amami, Alfredo, quant'io t'amo Addio. (Corre in giardino.)

SCENA VII

(Alfredo, poi Giuseppe, indi un Commissario a tempo.) ALFREDO Ah, vive sol quel core all'amor mio! (Siede, prende a caso un libro, legge alquanto, quindi si alza guarda l'ora sull'orologio sovrapposto al camino.) E' tardi: ed oggi forse Piu' non verra' mio padre. GIUSEPPE (entrando frettoloso) La signora e' partita L'attendeva un calesse, e sulla via Gia' corre di Parigi Annina pure Prima di lei spariva. ALFREDO Il so, ti calma. GIUSEPPE (Che vuol dir cio'? (Parte.) ALFREDO Va forse d'ogni avere Ad affrettar la perdita Ma Annina Lo impedira'. (Si vede il padre attraversare in lontananza il giardino.) Qualcuno e' nel giardino! Chi e' la'? (per uscire) COMMISSARIO (alla porta) Il signor Germont? ALFREDO Son io. COMMISSARIO Una dama Da un cocchio, per voi, di qua non lunge, Mi diede questo scritto (Da' una lettera ad Alfredo, ne riceve qualche moneta e parte.)

SCENA VIII

(Alfredo, poi Germont ch'entra in giardino.) ALFREDO Di Violetta! Perche' son io commosso! A raggiungerla forse ella m'invita Io tremo! Oh ciel! Coraggio! (Apre e legge.) "Alfredo, al giungervi di questo foglio" (come fulminato grida) Ah! (Volgendosi si trova a fronte del padre, nelle cui braccia si abbandona esclamando:) Padre mio! GERMONT Mio figlio! Oh, quanto soffri! tergi, ah, tergi il pianto Ritorna di tuo padre orgoglio e vanto ALFREDO (Disperato, siede presso il tavolino col volto tra le mani.) GERMONT Di Provenza il mar, il suol - chi dal cor ti cancello? Al natio fulgente sol - qual destino ti furo'? Oh, rammenta pur nel duol - ch'ivi gioia a te brillo'; E che pace cola' sol - su te splendere ancor puo'. Dio mi guido'! Ah! il tuo vecchio genitor - tu non sai quanto soffri' Te lontano, di squallor il suo tetto si copri' Ma se alfin ti trovo ancor, - se in me speme non falli', Se la voce dell'onor - in te appien non ammuti', Dio m'esaudi'! (abbracciandolo) Ne' rispondi d'un padre all'affetto? ALFREDO Mille serpi divoranmi il petto (respingendo il padre) Mi lasciate. GERMONT Lasciarti! ALFREDO (risoluto) (Oh vendetta!) GERMONT Non piu' indugi; partiamo t'affretta ALFREDO (Ah, fu Douphol!) GERMONT M'ascolti tu? ALFREDO No. GERMONT Dunque invano trovato t'avro'! No, non udrai rimproveri; Copriam d'oblio il passato; L'amor che m'ha guidato, Sa tutto perdonar. Vieni, i tuoi cari in giubilo Con me rivedi ancora: A chi peno' finora Tal gioia non negar. Un padre ed una suora T'affretta a consolar. ALFREDO (Scuotendosi, getta a caso gli occhi sulla tavola, vede la lettera di Flora, esclama:) Ah! ell'e' alla festa! volisi L'offesa a vendicar. (Fugge precipitoso.) GERMONT Che dici? Ah, ferma! (Lo insegue.)

SCENA IX

Galleria nel palazzo di Flora, riccamente addobbata ed illuminata. Una porta nel fondo e due laterali. A destra, piu' avanti, un tavoliere con quanto occorre pel giuoco; a sinistra, ricco tavolino con fiori e rinfreschi, varie sedie e un divano. (Flora, il Marchese, il Dottore ed altri invitati entrano dalla sinistra discorrendo fra loro.) FLORA Avrem lieta di maschere la notte: N'e' duce il viscontino Violetta ed Alfredo anco invitai. MARCHESE La novita' ignorate? Violetta e Germont sono disgiunti. DOTTORE E FLORA Fia vero? MARCHESE Ella verra' qui col barone. DOTTORE Li vidi ieri ancor parean felici. (S'ode rumore a destra.) FLORA Silenzio udite? TUTTI (Vanno verso la destra.) Giungono gli amici.

SCENA X

(Detti, e molte signore mascherate da Zingare, che entrano dalla destra.) ZINGARE Noi siamo zingarelle Venute da lontano; D'ognuno sulla mano Leggiamo l'avvenir. Se consultiam le stelle Null'avvi a noi d'oscuro, E i casi del futuro Possiamo altrui predir. I. Vediamo! Voi, signora, (Prendono la mano di Flora e l'osservano.) Rivali alquante avete. (Fanno lo stesso al Marchese.) II. Marchese, voi non siete Model di fedelta'. FLORA (al Marchese) Fate il galante ancora? Ben, vo' me la paghiate MARCHESE (a Flora) Che dianci vi pensate? L'accusa e' falsita'. FLORA La volpe lascia il pelo, Non abbandona il vizio Marchese mio, giudizio O vi faro' pentir. TUTTI Su via, si stenda un velo Sui fatti del passato; Gia' quel ch'e' stato e' stato, Badate/Badiamo all'avvenir. (Flora ed il Marchese si stringono la mano.)

Libretto dell'Opera: La Traviata - Atto II, Scene 11,12,13,14,15
 

SCENA XI

(Detti, Gastone ed altri mascherati da Mattadori, Piccadori spagnuoli, ch'entrano vivamente dalla destra.) GASTONE E MATTADORI Di Madride noi siam mattadori, Siamo i prodi del circo de' tori, Teste' giunti a godere del chiasso Che a Parigi si fa pel bue grasso; E una storia, se udire vorrete, Quali amanti noi siamo saprete. GLI ALTRI Si', si', bravi: narrate, narrate: Con piacere l'udremo GASTONE E MATTADORI Ascoltate. E' Piquillo un bel gagliardo Biscaglino mattador: Forte il braccio, fiero il guardo, Delle giostre egli e' signor. D'andalusa giovinetta Follemente innamoro'; Ma la bella ritrosetta Cosi' al giovane parlo': Cinque tori in un sol giorno Vo' vederti ad atterrar; E, se vinci, al tuo ritorno Mano e cor ti vo' donar. Si', gli disse, e il mattadore, Alle giostre mosse il pie'; Cinque tori, vincitore Sull'arena egli stende'. GLI ALTRI Bravo, bravo il mattadore, Ben gagliardo si mostro' Se alla giovane l'amore In tal guisa egli provo'. GASTONE E MATTADORI Poi, tra plausi, ritornato Alla bella del suo cor, Colse il premio desiato Tra le braccia dell'amor. GLI ALTRI Con tai prove i mattadori San le belle conquistar! GASTONE E MATTADORI Ma qui son piu' miti i cori; A noi basta folleggiar TUTTI Si', si', allegri Or pria tentiamo Della sorte il vario umor; La palestra dischiudiamo Agli audaci giuocator. (Gli uomini si tolgono la maschera, chi passeggia e chi si accinge a giuocare.)

SCENA XII

(Detti ed Alfredo, quindi Violetta col Barone. Un servo a tempo.) TUTTI Alfredo! Voi! ALFREDO Si', amici FLORA Violetta? ALFREDO Non ne so. TUTTI Ben disinvolto! Bravo! Or via, giuocar si puo'. GASTONE (Si pone a tagliare, Alfredo ed altri puntano.) VIOLETTA (Entra al braccio del Barone.) FLORA (andandole incontro) Qui desiata giungi. VIOLETTA Cessi al cortese invito. FLORA Grata vi son, barone, d'averlo pur gradito. BARONE (piano a Violetta) (Germont e' qui! il vedete!) VIOLETTA (Ciel! gli e' vero). Il vedo. BARONE (cupo) Da voi non un sol detto si volga A questo Alfredo. VIOLETTA (Ah, perche' venni, incauta! Pieta' di me, gran Dio!) FLORA (a Violetta, facendola sedere presso di se' sul divano) Meco t'assidi: narrami quai novita' vegg'io? (Il Dottore si avvicina ad esse, che sommessamente conversano. Il Marchese si trattiene a parte col Barone, Gastone taglia, Alfredo ed altri puntano, altri passeggiano.) ALFREDO Un quattro! GASTONE Ancora hai vinto. ALFREDO (Punta e vince) Sfortuna nell'amore Vale fortuna al giuoco! TUTTI E' sempre vincitorel ALFREDO Oh, vincero' stasera; e l'oro guadagnato Poscia a goder tra' campi ritornero' beato. FLORA Solo? ALFREDO No, no, con tale che vi fu meco ancor, Poi mi sfuggi'a VIOLETTA (Mio Dio!) GASTONE (ad Alfredo, indicando Violetta) (Pieta' di lei!) BARONE (ad Alfredo, con mal frenata ira) Signor! VIOLETTA (al Barone) (Frenatevi, o vi lascio.) ALFREDO (disinvolto) Barone, m'appellaste? BARONE Siete in si' gran fortuna, Che al giuoco mi tentaste. ALFREDO (ironico) Si'? la disfida accetto VIOLETTA (Che fia? morir mi sento.) BARONE (puntando) Cento luigi a destra. ALFREDO (puntando) Ed alla manca cento. GASTONE Un asse un fante hai vinto! BARONE Il doppio? ALFREDO Il doppio sia. GASTONE (tagliando) Un quattro, un sette. TUTTI Ancora! ALFREDO Pur la vittoria e' mia! CORO Bravo davver! la sorte e' tutta per Alfredo! FLORA Del villeggiar la spesa fara' il baron, Gia' il vedo. ALFREDO (al Barone) Seguite pur. SERVO La cena e' pronta. CORO (avviandosi) Andiamo. ALFREDO Se continuar v'aggrada (tra loro a parte) BARONE Per ora nol possiamo: Piu' tardi la rivincita. ALFREDO Al gioco che vorrete. BARONE Seguiam gli amici; poscia ALFREDO Saro' qual bramerete. (Tutti entrano nella porta di mezzo: la scena rimane un istante vuota.)

SCENA XIII

(Violetta che ritorna affannata, indi Alfredo.) VIOLETTA Invitato a qui seguirmi, Verra' desso? vorra' udirmi? Ei verra', che' l'odio atroce Puote in lui piu' di mia voce ALFREDO Mi chiamaste? che bramate? VIOLETTA Questi luoghi abbandonate Un periglio vi sovrasta ALFREDO Ah, comprendo! Basta, basta E si' vile mi credete? VIOLETTA Ah no, mai ALFREDO Ma che temete?. . VIOLETTA Temo sempre del Barone ALFREDO E' tra noi mortal quistione S'ei cadra' per mano mia Un sol colpo vi torri'a Coll'amante il protettore V'atterrisce tal sciagura? VIOLETTA Ma s'ei fosse l'uccisore? Ecco l'unica sventura Ch'io pavento a me fatale! ALFREDO La mia morte! Che ven cale? VIOLETTA Deh, partite, e sull'istante. ALFREDO Partiro', ma giura innante Che dovunque seguirai I miei passi VIOLETTA Ah, no, giammai. ALFREDO No! giammai! VIOLETTA Va', sciagurato. Scorda un nome ch'e' infamato. Va mi lascia sul momento Di fuggirti un giuramento Sacro io feci ALFREDO E chi potea? VIOLETTA Chi diritto pien ne avea. ALFREDO Fu Douphol? VIOLETTA (con supremo sforzo) Si'. ALFREDO Dunque l'ami? VIOLETTA Ebben l'amo ALFREDO (Corre furente alla porta e grida ) Or tutti a me.

SCENA XIV

(Detti, e tutti i precedenti che confusamente ritornano.) TUTTI Ne appellaste? Che volete? ALFREDO (additando Violetta che abbattuta si appoggia al tavolino) Questa donna conoscete? TUTTI Chi? Violetta? ALFREDO Che facesse Non sapete? VIOLETTA Ah, taci TUTTI No. ALFREDO Ogni suo aver tal femmina Per amor mio sperdea Io cieco, vile, misero, Tutto accettar potea, Ma e' tempo ancora! tergermi Da tanta macchia bramo Qui testimoni vi chiamo Che qui pagata io l'ho. (Getta con furente sprezzo una borsa ai piedi di Vloletta, che sviene tra le braccia di Flora e del Dottore. In tal momento entra il padre.)

SCENA XV

(Detti, ed il Signor Germont, ch'entra all'ultime parole.) TUTTI Oh, infamia orribile Tu commettesti! Un cor sensibile Cosi' uccidesti! Di donne ignobile Insultator, Di qui allontanati, Ne desti orror. GERMONT (con dignitoso fuoco) Di sprezzo degno se stesso rende Chi pur nell'ira la donna offende. Dove'e' mio figlio? piu' non lo vedo: In te piu' Alfredo - trovar non so. (Io sol fra tanti so qual virtude Di quella misera il sen racchiude Io so che l'ama, che gli e' fedele, Eppur, crudele, - tacer dovro'!) ALFREDO (da se') (Ah si' che feci! ne sento orrore. Gelosa smania, deluso amore Mi strazia l'alma piu' non ragiono. Da lei perdono - piu' non avro'. Volea fuggirla non ho potuto! Dall'ira spinto son qui venuto! Or che lo sdegno ho disfogato, Me sciagurato! - rimorso n'ho. VIOLETTA (riavendosi) Alfredo, Alfredo, di questo core Non puoi comprendere tutto l'amore; Tu non conosci che fino a prezzo Del tuo disprezzo - provato io l'ho! Ma verra' giorno in che il saprai Com'io t'amassi confesserai Dio dai rimorsi ti salvi allora; Io spenta ancora - pur t'amero'. BARONE (piano ad Alfredo) A questa donna l'atroce insulto Qui tutti offese, ma non inulto Fia tanto oltraggio - provar vi voglio Che tanto orgolio - fiaccar sapro'. TUTTI Ah, quanto peni! Ma pur fa core Qui soffre ognuno del tuo dolore; Fra cari amici qui sei soltanto; Rasciuga il pianto - che t'inondo'.
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